Piacere e dovere: un dualismo da superare

Scrive Massimo Fini (Il vizio oscuro dell’occidente) ”La frustrazione deriva dal fatto di vivere nel migliore dei mondi possibili –così ci viene sempre ripetuto- nel rutilante e fantasmagorico Paese dei Balocchi, e di non essere né felici né sereni, ma divorati dall’angoscia, dalla nevrosi, dalla depressione, dall’anomia, in misura maggiore del più disperato abitante di un tugurio terzomondista. Perché in questo modello di sviluppo, basato sull’ossessiva proiezione del futuro…l’uomo non può mai raggiungere un punto di equilibrio e di pace…”

La frase  “prima il dovere e poi il piacere” è uno di quei luoghi comuni che ormai fa parte del nostro inconscio culturale;  una frase dall’apparenza innocua, eppure rovinosa. Vedere la vita con la lente di questo dualismo (piacere/dovere) rende l’una opposta all’altra e porta a vedere il piacere come un premio meritato rispetto ad un impegno gravoso e mai voluto.

Perché vedere queste due parole  piacere e dovere come due opposti? Perché vedere il dovere come qualcosa che non può essere piacevole?

Le conseguenze  che genera questo dualismo piacere/dovere sono molteplici e tra queste:

La capacità che abbiamo di provare piacere nelle varie situazioni è un potere che possiamo avere o negarci e spesso le nostre difese psichiche,   la realtà con i suoi imperativi, che ci arrivano senza che noi ci poniamo in una posizione riflessiva, depotenziano la nostra capacità di provare piacere e quindi il nostro potere.

Riuscire a vivere con partecipazione le varie situazioni, la capacità di sedurre e di essere sedotti dagli altri dipendono dal piacere che sappiamo provare nelle cose che facciamo.  Il piacere va visto nelle sue sfumature possibili, non solo come eccitazione ed euforia. E per questo che bisogna imparare a sviluppare consapevolezze sul piacere e sui gradi di piacere possibile nelle cose, altrimenti resta una parola fatta di picchi che  ne riducono le potenzialità  di contatto con il mondo.

Il dovere  è una parola schiacciante se non si estende il suo significato.  Quanto spazio di potere c’è in quel dovere? Quanto quel dovere seda delle ansie e quali sono le ansie da risolvere? Il dovere  è anche un fare, riuscire nell’impegno e questo quanto ci fa sentire efficaci? Il dovere diventa una parola pesante quando la persona  non si pone in una posizione attiva nelle situazioni, quando non cerca una bella estetica del comportamento nel mondo che  gli è vicino.

Piacere e dovere  possono viaggiare assieme nell’impegno e nella responsabilità. Il piacere della responsabilità  si impara, è una qualità estetica che si apprende nel contatto e nel confronto con chi l’ha già la possiede. 

La persona che ha superato questo dualismo si riconosce perché anche se ha fatto cose molto impegnative e ha lavorato tantissimo, traspare  un piacere forte e  soprattutto non attende un futuro, un paradiso che mai arriverà per la sua ricompensa, ma il suo potere e il suo piacere sono già nel suo presente.