L’avaro: caratteristiche e grafia

L’avarizia è una caratteristica antica quanto moderna dell’essere umano. Dante ne parlava nel settimo canto dell’inferno dove stanno assieme gli avari e i prodighi, come due facce della stessa medaglia.

Togliendo l’accento morale alla cosa, resta un atteggiamento umano che ha un grande svantaggio per chi lo vive: non è consapevole di esserlo e i suoi rapporti ne risultano alla lunga danneggiati. In pratica l’avarizia è una patologia della relazione.

L’Avaro di Molière, Arpagone ne è un esempio; attaccato ai soldi, accumula meticolosamente tutto ciò che guadagna, molto cauto nello spendere, timoroso di incappare nel minimo eccesso, misura tutto con il metro del denaro. Ma esistono molte sfumature che caratterizzano l’avaro; c’è quello che sta attento a tutte le spese tranne che ad alcune piccole concessioni che si fa o che fa ad altri per risultare una persona generosa; il suo dare, in questo caso, sia che sia per se stesso sia che sia per altri è sempre calcolato. C’è quello che per ogni cosa che si fa con gli amici deve dividere tutto al centesimo, perché nessuno deve avere più degli altri.  C’è  quello che non vuole avere nulla così da poter chiedere sempre tutto agli altri e non dover mai dare. Il dare è per tutti sempre un perdere qualcosa.

L’avaro non ha mai la percezione della sua avarizia, si sente anche generoso ogni tanto, e invece risulta subdolo, falso e sleale. Chi è avaro lo è non solo nel denaro, ma anche nei sentimenti (il narcisista). Sporco nella misura della sua personale avarizia. Una persona difficile da frequentare perché dopo un po’ anche chi gli sta vicino e magari non è avaro si ritrova a calcolare tutto, perché ci si sente derubati.

Considerando i possibili atteggiamenti dell’avaro si potrebbero trarre varie specificità:

Il fatto che nelle caratterizzazione dell’avaro possa rientrare anche in un certo grado un atteggiamento di eccessiva prodigalità non contrasta con la figura, perché chi si toglie tutto non ha più nulla e nulla gli può essere chiesto (anche in questo senso è il calcolo che prevale nel suo pensiero, che sia quello dell’accumulo o della perdita).

Il comportamento dell’avarizia racchiude in sé una fragilità dell’io, una fragilità che è affettiva e mentale ma che è anche materiale; l’avaro si trattiene in tutto, anche nei sentimenti, come una pianta senza radici forti che ha la sensazione che qualsiasi gesto sia uno spreco della propria energia. A volte per questo, diventa una pianta parassita verso gli altri.

La stanza della cura è il luogo dove ricostruire una fiducia nel rapporto e dove sciogliere questa patologia ossessiva del pensiero.

Diceva il Moretti “l’egoista avaro per tendenza naturale deve avere movimenti ristretti per timore di farne spreco”.

Nella grafia la caratteristica dell’avarizia si ritrova nella strettezza tra lettere (tra una lettera e l’altra vi è uno spazio molto stretto, come se tra due tronchi di albero quasi attaccati non passasse luce) e nella strettezza di lettere (lettere scheletriche, appuntite ai vertici inferiori e superiori).

Alcuni esempi:

esempio #1:

grafia avarizia

esempio #2:

grafia avarizia

esempio #3:

grafia avarizia